Condizioni ideali per la partenza di domenica 14 agosto per la Rolex Fastnet Race 2011: tempo sereno, vento da WSW 15-20 nodi, aria 20° acqua 16°.
La corrente vincente di 1.8-2.3 Kn costeggiava secondo le previsioni di Winning Tides la costa ovest dell’isola di Wight, area in cui tutti i concorrenti hanno cercato di imporre il proprio diritto di rotta esibendosi in costanti virate. Arcsine ha da subito scelto una rotta poco più distante che si è dimostrata vincente all’uscita dal Solent.
L’intensità del vento ha permesso di tenerci al largo dei punti cospicui rappresentati da Anvil Point e Portland Bill, anche quando la corrente di marea è girata a sfavore. Sembra che non tutte le edizioni di questa coppa siano state così rapide nel passaggio di questi promontori pericolosi per i loro fondali rocciosi.
Alle ore 17:00 sono iniziati i turni del Watch System di bordo: si sono alternati 2 gruppi di 2 persone e 1 gruppo da 3: 3 ore di sonno, 3 ore di stand-by sul ponte, 3 ore di navigazione, e cosi via fino all’ultimo giorno.
Siamo a lunedi, giorno due: abbiamo passato Start Point e Lizard a circa 3 miglia dalla costa sud ovest. Verso sera il cielo si è fatto cupo, grigio. La temperatura ha iniziato a scendere ed il vento a rinforzare fino 20 nodi da W. La luce diurna e la buona visibilità hanno fatto risaltare le spettacolari scogliere della Cornovaglia: Land’s End rappresenta un punto di passaggio strategico per la Fastnet Race, in quanto di li a poco si incrociano dei corridoi navali larghi pressapoco 5 miglia, attraversabili solo perpendicolarmente al senso di marcia delle navi.
Kathy Claydon decide di attraversarli subito, togliendosi il pensiero, piegando in direzione del Fastnet subito dopo queste “shiplanes”. Da questo punto in poi siamo entrati nel mar Celtico con vento da W talvolta WNW Bft 6 e raffiche di 7, il mare ce l’ha messa proprio tutta per rendere questa risalita di bolina decisamente impegnativa. Credo di esser sceso in branda verso le 6 di mattino. Il giorno seguente, al risveglio il vento era calato a 12-15 nodi da WSW, il mare presentava onde fra 3 e 6m, ma la navigazione era gradevole. Una mezza dozzina di delfini ci ha seguito per un lungo tratto, sparendo dalla nostra vista quando la velocità riduceva e non tenavamo il loro passo, o meglio la loro pinnata, come volessero spronarci a spingere sempre al massimo ogni qualvolta si presentasse una preziosa raffica.
Abbiamo raggiunto in serata la costa sud dell’Irlanda mentre si iniziava ad intravvedere la roccia del Fastnet ad una decina di miglia.
SUI 19 capitanata da Benedikt Vonlanthen
Dopo alcuni bordi per fare altezza incrociamo i nostri simpatici connazionali di SUI 19 del Cruising Club Svizzero, poi la notte su questa prorzione settentrionale di Atlantico; raggiungere il Fastnet ha suscitato in tutti i membri d’equipaggio un’emozione grande: il giro di boa, una tappa tanto attesa: una decina di barche prossime a cercare il passaggio migliore, più vicino al faro tuttavia lontano dagli scogli, cercando di non avere salti di vento condizionati dall’imponente scoglio. Il plenilunio offuscato dai cumulo-strati sullo sfondo, ed i quattro fasci di luce proiettati a 27 miglia di distanza da questo famoso faro. Tutti in silenzio malgrado le manovre necessarie all’issata dello spii simmetrico che ci avrebbe spinti verso sud-est in direzione delle isole Scilly. Il tempo registrato corrisponde a 2 giorni, 12 ore, 34′ e 09″, praticamente poco dopo le dieci e mezza di martedi sera.
Il giorno 4 scivola via nella routine del sonno/veglia dei vari turni, con venti da SW leggeri (Bft 3-4), cosa che ci costringe ad utilizzare nuovamente le vele bianche, trovandoci ancora una volta nostro malgrado di bolina. La notte passiamo Bishop Point a sud-ovest delle isole Scilly perdendo purtroppo alcune posizioni importanti.
Tornati nelle acque della Manica ci siamo diretti nuovamente verso il waypoint Lizard dove al mattino veniamo colti da un fronte freddo che ci da non poco filo da torcere. Poveri i compagni in branda che di fretta hanno interrotto i loro sogni per venire a lavarsi sul ponte.
La calma dopo la tempesta vien da dire; una bonaccia poco più a est arresta la nostra progressione verso il traguardo. Malgrado l’evento lo spirito a bordo non si piega, sfoderando barzellette “molto British” su mari, misteri e pescatori. Decido di dare un ulteriore stimolo al buon umore e porto sul ponte del pane Carasau, Parmigiano e salame Felino. Inutile dire che quando tutti iniziavano a gustare l’aperitivo è tornata una bava di vento dalla costa, che, con molta pazienza, ci ha condotti dentro la baia naturale di Plymouth, facendoci tagliare la tanto attesa linea di traguardo alle 21:06 e 18″ in 7a posizione calcolata nella classe IRC 3 dopo 4 giorni, 9 ore, 16′ e 19″ effettivi. Vittoria del”Arambalza Trophy e prima barca battente bandiera britannica in classe.
L’entrata in porto viene salutata dai partecipanti già a terra, che festeggiano con fiumi di birra. La stanchezza non ha limiti, la soddisfazione ed il senso di aver raggiunto l’obbiettivo donano una ulteriore e quasi inspiegabile ricarica che ci ha tenuti svegli per lunghe ore ancora. Credo alcuni membri d’equipaggio abbiano faticato a salire a bordo per tornare in cabina quella notte…
Ringrazio tutti coloro che hanno avuto il tempo ed il piacere o la curiosità di seguire il percorso della nostra barca tra Manica e Mar Celtico.
Splendido ricordo, grande gara, sicuramente da rifare!!
un caro saluto e buona fine estate, Alfo


